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MENTE ED EMPATIA

Mente ed Empatia

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”

Platone

Comunemente l’empatia è definita come la capacità di comprendere e condividere gli stati emotivi altrui, cercando, nel caso di emozioni disforiche, di alleviarne il disagio e la sofferenza.

Secondo la studiosa americana Feshbach, nell’empatia ci sono componenti  di tipo cognitivo  affettivo e sociale che si possono così sintetizzare:

  • la capacità di discriminare e riconoscere correttamente le emozioni espresse dall’altro;
  • la capacità di assumere la prospettiva e il ruolo dell’altro (cioè mettersi nei panni di qualcuno);
  • l’adesione o immedesimazione emotiva, cioè il sapere condividere l’emozione altrui.

Secondo questa definizione la prima componente dell’empatia è, la capacità di decodificare correttamente l’emozione altrui.

Prima di condividere bisogna quindi saper leggere cosa l’altro esprime o prova.

Tuttavia è necessaria la capacità riflessiva, ovvero si comprende uno stato mentale solo in quanto stato rappresentazionale, un individuo rappresenta nella sua mente il pensiero di un’ altro.

Il secondo requisito dell’empatia nella definizione di Feshbach è la capacità di rappresentarsi la soggettività dell’altro, cioè il suo vissuto in una certa situazione.

E’  la capacità di rappresentarsi ciò che l’altro si rappresenta.

Tuttavia in quest’ultimo caso se non c è risonanza emotiva, ci sarà solo un atto di assunzione di ruolo, ma non una condivisione empatica.

Alla base abbiamo quindi la rappresentazione della soggettività o “teoria della mente”.

Con tale termine si intende la capacità di attribuire ad altri immagini mentali.

Interagendo con un’altra persona, stiamo attenti a cogliere il pensiero del nostro interlocutore, penso che lui pensi che io penso…questo è essenzialmente il pensiero ricorsivo.

Il pensiero ricorsivo implica una meta rappresentazione, cioè la rappresentazione di una rappresentazione mentale.

White definisce “mindreading” tutto ciò.

Egli indica con questo termine il tipo di comprensione che ci permette “di spiegare e prevedere il comportamento degli altri facendo riferimento agli stati mentali interni”

Dal libro: “Io penso che tu pensi…” di Piergiorgio Battistelli.

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